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O’Tama Kiyohara o Eleonora Ragusa?

Vi racconterò una storia romantica,  avventurosa e bellissima, nel senso più artistico del termine.

La storia di O’Tama Kiyohara …

 

inizia fra i pennelli in un lontano tempio giapponese, il famoso Zōjō-ji, di cui il padre era custode.

Forse ancor prima di imparare a scrivere O’Tama imparò a dipingere.

Ma sono sicura che non fu solo la sua padronanza della tecnica pittorica che affascinò il giovane artista palermitano, Vincenzo Ragusa, giunto a Tokyo nel 1876 a seguito dell’apertura del Giappone al mondo occidentale.

Così accadde che una decisione politica e commerciale presa molto in alto cambiò le vite di due cuori liberi e coraggiosi.

Vincenzo scorse O’Tama dipingere un ventaglio nel giardino della casa in cui era ospitato.

Scelto fra 50 artisti, era stato invitato a Tokyo con il pittore Antonio Fontanesi e l’architetto Giovanni Vincenzo Cappelletti per fondare una scuola dove venissero insegnate le tecniche dell’arte occidentale per  “supplire ai difetti dell’arte nostrana creando nuovi studi e ricerche sulla rappresentazione realistica”, come si legge nel regolamento di quella scuola.

Ma in quel giardino Vincenzo supplì anche alle lacune del suo cuore.

O’Tama posò per l’affermato scultore e fu la prima donna giapponese a farlo.

Vincenzo rimase profondamento affascinato dalla splendida, delicata e complessa cultura giapponese, tanto da acquistare, nei circa 7 anni di permanenza lì, una vastissima collezione di tesori: 4200 fra disegni e oggetti trasportati poi per mare in ben 123 casse.

Ma il tesoro più prezioso fu il sodalizio con O’Tama.

L’idea innovativa dello scultore era fondare nella sua Palermo una scuola speculare a quella di Tokyo, con la finalità di portare la cultura giapponese in Sicilia e in tutto il neonato regno d’Italia. Per questo si avvalse di un maestro laccatore, suo futuro cognato, di un’esperta ricamatrice, la sorella di O’Tama e naturalmente della competenza pittorica di O’Tama stessa.

Immaginate il disorientamento di una giovanissima (21 anni) donna giapponese di fine ‘800, sbarcando a Palermo, una città così diversa dalla sua Tokyo!

Cosa avrà provato?

Cosa avrà pensato della sua nuova famiglia?

Esiste un ritratto in cui la pittrice giapponese ritrae il suocero, Ragusa padre, che aveva osteggiato a lungo la passione artistica del figlio.

Cosa dev’essere stato per i palermitani assistere ad uno sbarco tanto originale?

La scuola di arti orientali applicate, con annesso museo, per fornire modelli da cui prendere spunto e innovare l’arte locale, fu chiusa dopo circa un ventennio di difficoltà nel reperire le materie prime e di mancanza di una visione imprenditoriale del governo. Esistevano, infatti, altre scuole con finalità industriali in varie città d’Europa.

Sorella e cognato intanto erano tornati in patria, ma O’Tama decise di restare, battezzarsi e sposare Vincenzo.

Forse il nuovo nome, Eleonora, fu scelto dalla principessa Rosa Mastrogiovanni Tasca, moglie del principe di Scalea, in ricordo della figlia scomparsa e a testimonianza dell’affetto per l’artista, che continuò a insegnare pittura alle nobildonne palermitane, ad accettare importanti commissioni, oltre che diventare vicedirettrice della rinata scuola d’arte fondata dal marito.

Dopo mezzo secolo di vita in Italia O’Tama forse parlava meglio l’italiano, o il siciliano, che il giapponese e alla morte del marito restò altri 6 anni in Sicilia.

Fu solo dopo le insistenze della famiglia d’origine, l’arrivo di sua nipote e dopo altri 2 anni che si decise a tornare a Tokyo, portando con se i suoi dipinti e le opere del marito. Molte di queste andarono distrutte sotto i bombardamenti della II guerra mondiale.

L’incredibile collezione del marito Vincenzo Ragusa, donata dai due artisti al Museo Etnografico Pigorini di Roma, è tuttora lì, ma sfortunatamente e inspiegabilmente non visibile al pubblico.

Dipinse forse fino alla morte, giunta a 79 anni e le sue ultime volontà furono quelle di essere sepolta con suo marito. Ma fu solo nel 1985 che metà delle sue ceneri arrivarono a Palermo per ricongiungersi con quelle di Vincenzo, dove riposano sotto una colonna su cui si appoggia una colomba, opera dello stesso scultore.

Il loro reciproco amore per l’arte vive fra le aule della loro scuola, il Liceo Artistico di Palermo intitolato nel 2006 a Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara.

 

Bibliografia

Fabio Olivieri. O Tama. Dal Sol Levante all’isola del sole. Palermo, Krea, 2003.

Maria Antonietta Spadaro, O’Tama e Vincenzo Ragusa. Echi di Giappone in Italia. Palermo, Kalòs, 2008

Si ringrazia l’Ambasciata del Giappone in Italia, Adriana Falsone di Repubblica.it, Federica Mafodda e Mariella Minna dell’associazione culturale Giappone in Italia.

Carmen Rucci

Metà Pugliese e metà Siciliana. Scrittrice, avvocato, critico televisivo per NHK World e soprattutto autrice di Tutto In Un Anno, romanzo contemporaneo e divertente ambientato sulla magica Isola di Man.

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