BEGIN TYPING YOUR SEARCH ABOVE AND PRESS RETURN TO SEARCH. PRESS ESC TO CANCEL

Il samurai di Vico Equense: Yohsuke Aikawa

Yohsuke Aikawa, non è solo quello che ci racconterà fra qualche istante. È un universo in espansione. Devo ammettere che è stato difficile intervistarlo, con più tempo e calma, queste idee che orbitano intorno al suo cuore si sarebbero svelate meglio.

“Sono cantante e insegnante della tecnica delle due spade. Sono nato a Fukuoka, località famosa per il ramen. Ho studiato giurisprudenza internazionale perché sognavo di diventare ‘Segretario Generale dell’ONU’.”

Siamo usciti da uno dei tre padiglioni dedicati al Festival dell’Oriente. Yohsuke ci ha scortato lì, dove saremmo stati più comodi e tranquilli, come farebbe un vero cavaliere, sì, un samurai con due donzelle, la mia amica Donatella, insegnante di shiatsu ed io, presentatami a Yohsuke come critica televisiva per NHK, la TV nazionale giapponese.

È inutile dire che tutti ci guardano incuriositi… Perché?

Perché Yohsuke è vestito paro paro come Goemon di Lupin, si appoggia ad un sedile stando rilassatissimo proprio come Goemon prima di una battaglia, impugnando pure la sua fida katana, mentre, fissando davanti a se un punto, con calma, misura le parole.

“Così mi sono trasferito a Tokyo, dove ho vissuto dieci anni. Ma una persona molto importante un giorno mi chiese: ‘ Yohsuke cosa vuoi fare nella vita?’… e io ho risposto che volevo cantare e da allora ho iniziato a realizzare il mio progetto. Ho fondato la mia scuola di canto. Insegno canto in tutto il mondo: Milano, Parigi, Londra, Tokyo, Dubai, Osaka, Hiroshima. Inoltre recito, danzo con la spada, scrivo romanzi e poesie. Di solito canto canzoni semi moderne giapponesi.”

Donatella, l’altra donzella, è molto affascinata da questo giovanissimo samurai cantante. Lei ha conosciuto centinaia di studenti da tutto il mondo, essendo presidente locale di un’importante organizzazione internazionale, e chiede a Yohsuke come sia arrivato in Italia.

“Sono arrivato in Italia 5 anni fa grazie al mio amore verso la lirica, che mi ha portato a Bologna. Improvvisamente, però, ho deciso di andare a Napoli per curare il cuore e lì ho visitato Vico Equense, un luogo bellissimo, in particolare la chiesa di San Ciro. Lì ho pensato: ‘Voglio trasferirmi a Napoli’.”

“Wow, devo visitare Vico Equense una volta o l’altra,” penso; anche perché Tokyo l’ho già vista… quindi Vico adesso mi manca proprio. Cosa c’avrà di così speciale?

“Da allora vivo a Vico Equense, un paese molto bello e piccolo – ci spiega Yohsuke – Lì gli abitanti vivono senza cambiamenti, una cosa molto importante per me. Questa serenità mi permette di tornare al mio centro profondo, al mio cuore”.

Menomale che ci siamo noi Italiani, col nostro carattere quasi sempre aperto ed accogliente. È questo che ci salverà sempre. Ma è meglio tornare coi piedi per terra: “Yohsuke cosa, invece, ti è piaciuto meno dell’Italia?”

“Nel 2013, appena arrivato a Napoli, ho pensato che era tutto poco puntuale… Era irritante. La lingua era un altro scoglio. Ho iniziato a studiare l’italiano, ma spesso a Napoli si parla il napoletano… E’ stato difficile. Inoltre tutti i giapponesi che vivono a Napoli sono cuochi.  Comunque, anche qui ho iniziato a insegnare canto e l’uso della voce autentica, anche se devo dire che i napoletani non hanno dimenticato la voce interiore.

Quasi tutti, a causa di stress e disagi, perdono il loro equilibrio. Cambiano il loro tono, si dimenticano, a poco a poco, della voce interiore.”

Goemon… Yohsuke insegna l’uso della spada kendo, spada di bambù e vive in Italia ormai da quasi 5 anni. Gli chiedo: “Cosa è cambiato nel tuo modo di pensare da allora?”

“Capisco che la cultura giapponese è veramente profonda, si lavora tanto, le ferie sono poche: 4 giorni durante l’anno e 3 giorni a Natale. Si lavora troppo. Manca il tempo per rilassarsi. Certo lo Shintoismo e il buddismo aiutano ad armonizzarsi con la natura, ma spesso occorre la psicologia per rilassarsi. I giapponesi hanno sempre un motivo per diventare e non per essere.

Gli italiani si riposano bene e vivono bene, anche se questo economicamente non rende. Individualmente funziona, ma a livello collettivo no. Alcuni italiani hanno comunque uno spirito di responsabilità. In Giappone, invece, tutto il giorno si pensa alla comunità.”

“Yohsuke penso tu abbia ragione!” penso. E penso anche che italiani è giapponesi insieme siano molto compatibili e in grado di creare qualcosa di buono.

Faccio un’ultima domanda al nostro samurai moderno. Gli chiedo quale sia il suo progetto, un suo sogno nel cassetto. E qui Yohsuke mi lascia senza parole… che è difficile.

“La mia missione di vita è ricostruire il mondo. Il suo ordine delle cose. L’essenza di vita è per me essere buono.”

 

Approfondimento

Niten Ryu è una dottrina strategica sviluppata da Miyamoto Musashi, celebre samurai vissuto dal 1584 al 1645, ed è esposta nel celebre Libro dei Cinque Anelli, scritto dallo stesso Musashi. Il Niten comprende una trattazione delle varie armi e del loro utilizzo e un’esposizione della varie posture del corpo e dei vari modi di colpire l’avversario. Musashi non espone mai la propria dottrina in maniera esplicita: pure nelle sezioni più “tecniche” l’importanza del non-detto travalica quella dell’esposizione formale e il vero stratega deve apprendere da solo i fondamenti della strategia, attraverso poche fondamentali linee guida.
Uno dei concetti fondamentali del Niten è l’uso delle due spade. All’epoca dei samurai un guerriero (bushi) aveva due spade alla cintura: la katana (spada lunga) e la wakizashi o tanto (spada corta). Morire con una di queste armi ancora nel fodero significava non aver fatto tutto il possibile per vincere. Questo è ovviamente contrario all’etica del samurai: nel Niten si raccomanda dunque di imparare ad utilizzare tutte e due le spade in combattimento.
Altro importante concetto è il non fare affidamento solo sull’equipaggiamento. Certe scuole di scherma dell’epoca insegnavano l’utilizzo di un particolare tipo di arma, magari una spada più lunga del normale, e come trarre vantaggio da queste. Un vero stratega, ammonisce Musashi, conosce pregi e difetti di ogni singola arma, ma non si limita ad usarne solo una: una spada lunga ad esempio può essere inutile negli spazi stretti. L’eccessiva specializzazione porta all’estinzione, e l’eccessiva fiducia nel mezzo porta alla sconfitta.
Musashi preferisce focalizzare l’attenzione sulla percezione mentale di ogni colpo. Quindi il colpo, quale che esso sia, deve essere scagliato in una sola unità di tempo, e deve andare a segno nella propria mente, prima che nell’avversario. Il ritmo dei fendenti e delle parate è importante: chi non conosce il ritmo di un duello, chi non sa colpire nell’unità di tempo giusta, anche se in possesso di grande forza ed impareggiabile tecnica verrà sconfitto.
In effetti, più che una scuola di scherma, il Niten Ichiryu è una dottrina filosofica: essere sempre pronti a cambiare ed adattarsi, come l’acqua si adatta al contenitore. Lo stratega non è solo colui che impone il proprio metodo e il proprio ritmo al duello, ma anche e soprattutto chi sa leggere la situazione, valutare velocemente i punti di forza e debolezza, cambiare la situazione in proprio favore e -fondamentale- vincere.
Addentrandosi nella dottrina del Niten si scopre il fondamento della scuola: il vuoto. Sia la postura, che la camminata, che il colpire con un fendente devono sottostare alla regola del vuoto. Colpire, sì, ma senza l’intenzione di colpire. Colpire con la mente vuota. Il concetto di vuoto nel Niten, ma anche nelle altre discipline orientali, è molto diverso da quello occidentale. Il vuoto è l’assenza di forma, di intenzione, di evidenza. Colpire senza l’intenzione, avere una posizione non evidente, una forma-senza forma, questo è il fondamento del Niten Ichiryu. Solo attraverso la mente vuota, avverte Musashi, è possibile trovare la Via.

 

Carmen Rucci

Metà Pugliese e metà Siciliana. Scrittrice, avvocato, critico televisivo per NHK World e soprattutto autrice di Tutto In Un Anno, romanzo contemporaneo e divertente ambientato sulla magica Isola di Man.

ItalyEnglish