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La principessa guerriera

La mia esperienza giapponese, dopo tre mesi, sta per terminare.

Rileggo l’ultimo capitolo di “Ore giapponesi”: “Tokyo, ritorni e partenze”  e il mio unico rimpianto piccolo, perché di tutto sono felicissima, è non aver studiato o meglio aver interrotto lo studio del giapponese, dopo aver superato with flying colours (per intenderci: con ottimo risultato) il test di V livello (principianti) in Giapponese. Avrei potuto capire di più le tante frasi che amorevolmente mi hanno rivolto nei miei peregrinaggi su e giù lungo questo arcipelago incantato.

Ma come un piccolo samurai mi sono ostinata per anni a mettere da parte il mio sogno giapponese, mentre, allegro e sfrontato, lui sbucava da altre parti: in eventi sulla storia  della mitologia nipponica; in interviste al festival dell’oriente; in presentazioni di scrittori come Murakami, oltre ad articoli e incontri con maestri italici di ogni arte del Sol Levante; per finire un libro “Domizia va in Giappone” (quasi un ordine dall’inconscio) e un evento annuale, “Giappone Svelato” con il beneplacito, niente po’ po’ di meno che, della stessa ambasciata del Giappone, unita alla nuova e bella amicizia con Annamaria, organizzatrice puntuale, immersa, suo malgrado, come il mio Matteo, in questa cultura esotica così sfuggente.

Alla fine mio marito, come Annamaria col suo Luca, presidente italiano degli istruttori di bonsai, si è arreso a lasciarmi andare via in quel luogo da me tanto sognato. Così il piccolo e stoico samurai che è in me, quasi perdendo l’equilibrio, ha barcollato un po’ come un doruma cieco e senza gambe (portafortuna a cui si dipinge anche il secondo occhio all’avverarsi del desiderio), ma dispensatore di tanta fortuna. Il primo occhio si è aperto per guardarsi sorpreso un po’ intorno e l’altro occhio si sta schiudendo in questi giorni e si spalancherà bene al mio ritorno in Italia, il mio primo amato paese, terza viene la controversa Gran Bretagna, a cui questo viaggio orientale mi ha, per ragioni insondabili, riavvicinato. Guardo dentro di me il mio piccolo samurai testardo, un tempo imbronciato e serioso al cospetto di ogni meraviglia del creato e ora pacificato e quasi ascetico, e penso alla mia piccola principessa guerriera Sofia.

Che pianti rabbiosi la prima volta che la mamma si convinse a lasciarla alle due sprovvedute cognate! Non si quietava, così mia sorella chiese il cambio di nipotina da bordo campo e io mi ritrovai a fissare un bambolottino teso e paonazzo per le urla. Urlava guardandomi senza paura dal fasciatoio: “Voglio la mamma e la voglio adesso!”, sembrava gridare a gran voce. “Tanto fra un po’ ti stanchi!”, le dissi guardandola dritta negli occhi, ma lei, quasi capendomi, rispose con urla sovrumane. Alla fine le zie sconfitte chiamarono la mamma. Da allora, pian piano, la piccola guerriera, spessissimo vincitrice nelle più diverse battaglie della sua giovane vita, ci ha abituato alle sue battute al vetriolo, come una neo Mafalda, ma super fashion.

Adesso che il mio samurai è stato finalmente acquietato potrà finalmente intendersi di più con la giovane principessa guerriera e realizzare senza paura tanti sogni assieme.

Carmen Rucci dal Giappone

Foto dal web

Carmen Rucci

Metà Pugliese e metà Siciliana. Scrittrice, avvocato, critico televisivo per NHK World e soprattutto autrice di Tutto In Un Anno, romanzo contemporaneo e divertente ambientato sulla magica Isola di Man.

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